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Statuti dell’Arte dei Callegari della città di Ferrara, ms. secc. XIV-XVIII (1342-1730). Fondo Statuti 46
Statuti dell’Arte dei Callegari della città di Ferrara, ms. secc. XIV-XVIII (1342-1730). Fondo Statuti 46

Statuti dell’Arte dei Callegari della città di Ferrara, ms. secc. XIV-XVIII (1342-1730). Fondo Statuti 46

Statuti dell’Arte dei Callegari della città di Ferrara, ms. secc. XIV-XVIII (1342-1730). Fondo Statuti 46


Nel giugno del 1342 il notaio Antonio Arcamini autentifica gli Statuti dell’Arte dei Callegari risalenti al 1112.
La miniatura, coeva al documento, raffigura, al centro, il Cristo benedicente assiso in trono, alla sua sinistra San Giorgio in veste di guerriero mentre trafigge con la lancia il drago, alla sua destra la Vergine Maria e, genuflesso in preghiera, il committente.
Nel bas de page, a c. 3r, una fascia ornata ospita cinque clipei. In quello centrale è raffigurato San Giovanni Battista che indica l’Agnus Dei, mentre in quelli laterali i simboli degli Evangelisti: il leone per San Marco, l’aquila per San Giovanni, il toro per San Luca, l’angelo per San Matteo.
Statuti dell’Arte dei Callegari della città di Ferrara, ms. secc. XIV-XVIII (1342-1730). Fondo Statuti 46
Iacopo da Varazze (ca. 1228-1298) De vita sanctorum, ms. sec. XIV. Classe II 106
Iacopo da Varazze (ca. 1228-1298) De vita sanctorum, ms. sec. XIV. Classe II 106

Iacopo da Varazze (ca. 1228-1298) De vita sanctorum, ms. sec. XIV. Classe II 106 (4)

Iacopo da Varazze (ca. 1228-1298) De vita sanctorum, ms. sec. XIV. Classe II 106 (4)

Monumentale raccolta medievale di biografie agiografiche, la Legenda aurea sanctorum, sive Lombardica historia è meglio nota col titolo di Legenda aurea. Scritta in latino, trovò larga diffusione e venne presto volgarizzata.
Le biografie che costituiscono l’opera, fra cui una vita De sancto Georgio, sono ordinate secondo il calendario liturgico.
L’autore, il domenicano Iacopo da Varazze, fu insegnante di teologia, agiografo, provinciale di Lombardia negli anni fra il 1267 e il 1277 e poi ancora tra il 1281 e il 1286; fu, infine, arcivescovo di Genova dal 1292 alla morte.
 
Iacopo da Varazze narra che Giorgio, tribuno di Cappadocia, giunse nella città di Silene, nella provincia di Libia, dove vi era un lago grande come un mare nel quale si trovava nascosto un drago che spaventava la popolazione. Gli abitanti, per placare l’ira del drago, gli sacrificavano due pecore al giorno; scarseggiando gli animali l’offerta sacrificale si rinnovò in una pecora e un giovane o una giovane, estratti a sorte, al dì. Finché fu la volta dell’unica figlia del re di Silene: il sovrano, per salvare la figlia, offrì metà del regno e delle sue sostanze al popolo che furente rifiutò. La principessa, in lacrime, andò incontro al suo destino dirigendosi verso il lago: lungo il cammino incontrò il beato Giorgio che sentita la triste storia decise di aiutarla. Nel mentre il drago uscì dal lago e il cavaliere disse alla fanciulla di avvolgere la propria cintura attorno al collo della bestia. Così fece e condusse il drago, quasi fosse un agnello mansueto, in città. Gli abitanti si spaventarono alla vista dell’arrivo del drago ma Giorgio, mandato da Dio per sconfiggerlo, disse loro che li avrebbe liberati se avessero abbracciato il Cristianesimo e acconsentito al battesimo. Ciò avvenne: il beato Giorgio estrasse la spada e uccise il drago e nello stesso giorno ventimila uomini furono battezzati. Il re, poi, fece edificare una chiesa in onore della beata vergine Maria e del beato Giorgio.
L’autore continua la biografia con le imprese del cavaliere Giorgio fedele di Cristo.
 
Il codice proviene dal monastero olivetano di San Giorgio in Ferrara.
Iacopo da Varazze (ca. 1228-1298) De vita sanctorum, ms. sec. XIV. Classe II 106 (4)
 
Foto Cinque
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Assieme al Manoscritto Pepys è molto meno elaborato del libro corale di Eton ma anche di quelli Lambeth e Caius; contoene pezzi più brevi che sembrano essere stati composti per cori meno numerosi e con cantore meno abili dal punto di vista musicale. A differenza del Manoscritto Pepys, questo appare appare, attraverso l'esame delle composizioni contenute, essere stato prodotto da almeno cinque mani diverse. Esso è stato compilato nel corso di un lungo periodo, a partire dalla seconda metà del XV secolo e terminato nel 1510. I compositori dei pezzi contenuti sembrano originari dell'ovest del paese. Tra i compositori rappresentati nel libro vi è Sir William Hawte.
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La Tavola Ritonda (titolo completo: Il libro delle istorie della Tavola Ritonda, e di missere Tristano e di missere Lancillotto e di molti altri cavalieri) è un manoscritto miniato medievale, prodotto culturale dell'ambiente delle corti padane.

Conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Codex Palatinus 556), il manoscritto, per i suoi contenuti, appartiene alla tradizione letteraria della Materia di Bretagna.

Il manoscritto, che reca la data del 20 luglio 1446, fu realizzato dal copista Zuliano degli Anzoli e dai suoi collaboratori. Opera di grande pregio, sia letterario sia artistico, la tavola Ritonda comprende 289 illustrazioni, quasi interamente disegnate a penna, per le quali, oltre a Zuliano degli Anzoli, si è ipotizzata la mano di Bonifacio Bembo o di suo fratello Ambrogio[1].

Non è noto il destinatario dell'opera: si è ipotizzata una committenza dei Gonzaga, dei Visconti, o del condottiero Pier Maria II de' Rossi.

Edizioni e traduzioni

  • La Tavola Ritonda o l'istoria di Tristano, 2 volumi, a cura di Filippo Luigi Polidori, presso Gaetano Romagnoli, Bologna, 1864-5
    • ried.: Marie-José Hejkant (a cura di), La Tavola Ritonda, testo critico di F. L. Polidori, Collana Biblioteca Medievale, Luni Editrice, Milano-Trento, 1997 ISBN 978-88-79-84047-7
  • Tristan and the Round Table. A Translation of the Tavola Ritonda, traduzione introduzione e note di Anne Shaver, Medieval & Renaissance Texts and Studies, Center for Medieval and Early Renaissance Studies, State University of New York in Binghamton, N.Y., 1983
  • Tavola Ritonda. A cura di Emanuele Trevi, Collana Classici, Rizzoli, Milano, 1999 ISBN 978-88-17-18944-6; Collana I Grandi Classici della Letteratura Italiana, 2 voll., Fabbri Editore, Milano, 2002
  • Roberto Cardini (a cura di), La Tavola Ritonda, con riproduzione facsimile in quadricromia e un volume di saggi, con trascrizione del testo e commenti, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, 2009
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Statuti dell'Arte dei Sarti della città di Ferrara, secc. XIV-XVII (1372-1616). Fondo Statuti 8
Statuti dell'Arte dei Sarti della città di Ferrara, secc. XIV-XVII (1372-1616). Fondo Statuti 8

Statuti dell'Arte dei Sarti della città di Ferrara, secc. XIV-XVII (1372-1616). Fondo Statuti 8

Statuti dell'Arte dei Sarti della città di Ferrara, secc. XIV-XVII (1372-1616). Fondo Statuti 8

Il 16 dicembre 1372 il marchese Niccolò II d’Este concede gli Statuti all’Arte dei Sarti.
La miniatura, coeva al documento, raffigura San Giorgio a cavallo, nell’atto di trafiggere il drago, e la principessa.
Ai lati della vignetta emblemi di Niccolò II d’Este.
Statuti dell'Arte dei Sarti della città di Ferrara, secc. XIV-XVII (1372-1616). Fondo Statuti 8
Capitoli dell'Arte degli Orefici e dei Fabbri della città di Ferrara,                ms. secc. XV-XVII. Fondo Statuti 39
Capitoli dell'Arte degli Orefici e dei Fabbri della città di Ferrara,                ms. secc. XV-XVII. Fondo Statuti 39

Capitoli dell'Arte degli Orefici e dei Fabbri della città di Ferrara, ms. secc. XV-XVII. Fondo Statuti 39

Capitoli dell'Arte degli Orefici e dei Fabbri della città di Ferrara, ms. secc. XV-XVII. Fondo Statuti 39

Il 24 gennaio 1476, il duca Ercole I d'Este approva lo Statuto dell'Arte degli Orefici, il primo che li vede indipendenti dall'Arte dei Fabbri.
La miniatura, di scuola ferrarese, raffigura nella bordura superiore, inseriti in un clipeo, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino. Nel bas de page, al centro, lo stemma di Ercole I, alla sua destra Sant'Eligio, protettore dell'Arte, e alla sua sinistra San Giorgio in armatura con in mano lo stendardo crociato.
Nel margine esterno gli strumenti e i manufatti dell’Arte.
L’iconografia di San Giorgio in armatura è riproposta nuovamente alla c. 21v del codice. 
Capitoli dell'Arte degli Orefici e dei Fabbri della città di Ferrara, ms. secc. XV-XVII. Fondo Statuti 39
 
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