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Biblioteca Aldo Luppi

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Abbiamo raccolto le domande dei lettori in una "intervista collettiva" all'autore Eraldo Baldini, che, molto gentilmente, ci ha risposto.
Ecco l'intervista:

Domande di Chiara

1) Nel bel saggio “Il fango, la fame, la peste: clima, carestie ed epidemie in Romagna nel Medioevo e in Età moderna”, che ha scritto con Aurora Bedeschi, vengono descritte le epidemie (chiamate generalmente peste ma che non sempre peste erano) dall'alba del Medioevo alla seconda metà del Seicento.

Oltre all'interessante, e quanto mai attuale, relazione con il clima mi ha colpito la descrizione delle superstizioni, della necessità di leggere nel cielo indizi funesti o di speranza. Così come l'esigenza di individuare un nemico in carne ed ossa, un untore, e i metodi, alternativi alla scienza e alla medicina, per scampare la malattia. In questi giorni assistiamo a qualcosa di molto simile con video virali che descrivono relazioni con le scie nel cielo o che suggeriscono di bere bevande calde o, ancora, che individuano in particolari etnie, governi ostili, o addirittura nei runner i colpevoli della diffusione. Come se secoli di progressi in medicina, virologia e epidemiologia non avessero prodotto un reale effetto nel nostro immaginario. Significa che la scienza non ci basta? Che abbiamo la necessità biologica di essere superstiziosi?

 Credo che in questo genere di reazioni si mescolino più aspetti, più componenti: da una parte una mancanza di capacità critica, dall’altra un inveterato atteggiamento psicologico e culturale, pur mutevole nei secoli, che si affida a meccanismi quasi archetipici, nei quali la credulità da una parte, e la diffidenza per la “vulgata ufficiale” dall’altra, convivono e si fondono lasciando spazio a quel magma che in passato consisteva nel “maraviglioso”, nell’arcano, e anche nel soprannaturale, e nella sospettosa ricerca di un “nemico visibile” per quanto subdolo. Ai fatti della natura, sempre vista come potente madre e matrigna, si sono spesso attribuiti moventi e agenti che la travalicavano; oggi a questo si aggiunga il corto circuito che a ciò viene aggiunto dall’essersi ritenuti, sconsideratamente, “padroni” della natura stessa, per scoprire che non è e non sarà mai così.

Ma ancora più importante è questo: L’uomo ha sempre avuto difficoltà a rassegnarsi a meccanismi che sfuggono alla sua comprensione, ad accettare un evento come frutto non dell’azione di un “responsabile”, ma della casualità. Di ogni cosa vorrebbe poter individuare una causa certa e chiara, altrimenti subentrano in lui l’immagine della aleatorietà del proprio destino, e ancor peggio quella terribile del “caos”. Pensare che certi drammatici eventi si compiano per volontà o colpa di qualcuno è comunque un principio ordinatore del caos, un modo per dare un senso alle cose e persino alla vita.

2 Ho avuto l'impressione che nei suoi romanzi la solitudine sia un elemento costante e importante. Una solitudine reale, dovuta alle ambientazioni, che sono spesso borghi rurali, ma anche una solitudine psicologica dove il protagonista matura una propria narrazione in relazione solo a se stesso. Cosa succede ad un personaggio, solitario per natura, quando viene collocato in una situazione come quella attuale: dove tutti gli attori intorno a lui sono obbligati allo stesso isolamento sociale, senza che ci sia più scelta e distinzione tra solitari per natura e solitari obbligati?

Succede che chi la solitudine la sceglie, e la sa vivere e apprezzare come un valore, abbia molte meno difficoltà degli altri in un momento come questo, perché sa stare a proprio agio con se stesso, senza il bisogno continuo di “mediatori”.

 

Domande di Claudia

1 Cosa lo ha portato ad avvicinarsi al mondo della scrittura?

Credo che si diventi scrittori se si amano le storie: raccontate, lette, seguiti su uno schermo. A un certo punto ti accorgi che c’è una storia che nessuno ti ha mai raccontato, e allora decidi di farlo da solo, anche per poterla offrire agli altri.

2 Sapendo che il suo campo di studi, nonché specializzazione, è l'etnografia e l'antropologia culturale, vorrei sapere da cosa nasce l'interesse per il folklore della sua regione, se c'è stato un momento o una determinata causa, che le hanno fatto nascere questa passione.

Nasce principalmente, credo, dall’essere nato negli anni Cinquanta, quando si compiva il passaggio dalla millenaria cultura tradizionale e contadina a quella della “modernità”, in un processo veloce e capace di portare grandi cambiamenti. Ho trascorso la mia infanzia avendo in casa con i nonni e il loro sapere, e nel piccolo ambiente del paese di campagna, in cui si viveva ancora in qualche modo il tempo come “ciclico” e scandito dalle vecchie ritualità. Un mondo “magico”, a cui forse mi piace tornare anche in veste di studioso e di saggista, oltre che in veste di narratore, perché il ritorno all’infanzia è sempre fertile e fascinoso.

3 Quali sono stati gli scrittori che l'hanno particolarmente influenzata come lettore, prima ancora che come scrittore?

Difficile dirlo: nel corso di una vita si leggono tanti libri, e ognuno di quelli ti lascia qualcosa. Diciamo che è stato importante (e spero ricco di buoni frutti) l’essere stato, in genere, lettore appassionato ed onnivoro.

4 Il rapporto con la sua terra: la Romagna. Cos'è sopravvissuto oggi della Romagna rurale?

Poco, perché del mondo rurale sono quasi scomparsi la cultura, la lingua, i ritmi, i valori.

5 Qual è il suo libro preferito? E quale, tra i suoi scritti, consiglierebbe?

Cito due libri: “Furore” di John Steinbeck e “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Fra i miei libri non saprei quale consigliare: ognuno è figlio di un momento e di una suggestione, ma soprattutto sono tutti figli miei, e fra i figli non si possono esprimere preferenze.

 

Domande di Corrado

1 Quali sono le ispirazioni letterarie e personali che ti hanno guidato nella tua esperienza di scrittore?

Domanda complicatissima. Come ho detto in un’altra risposta, le “ispirazioni letterarie” sono innumerevoli e provengono non solo da tutti i libri che ho letto, ma da tutti i film che ho visto, da tutte le storie che mi hanno raccontato, eccetera. In quanto alle “ispirazioni personali”, ogni scrittore porta nelle proprie creazioni il proprio vissuto non tanto come biografia, ma come modo di vedere il mondo e di coltivare l’immaginario.

2 Quanto hanno contato nella tua produzione letteraria i luoghi e i ricordi della tua infanzia?

Molto. In fondo l’imprinting più importante, in ogni senso, proviene dall’infanzia, l’età in cui si guarda il mondo con meraviglia e si formano i codici non solo per decifrarlo, ma per immaginare come potrebbe essere se non fosse com’è.

3 Quali consigli ti senti di dare a chi vorrebbe cimentarsi con l'esperienza della scrittura letteraria?

Non mi ritengo così “saggio” da offrire consigli in merito, se non quelli di leggere molto e di essere umili: troppo spesso ricevo manoscritti di pessima qualità che l’autore ritiene capolavori. Vuol dire che non ha letto abbastanza, o, se l’ha fatto, che difetta di capacità critica e autocritica.

 

Domanda di Lidia

Mi ha sorpreso, in “Stirpe selvaggia”, la storia di Buffalo Bill; anche se ne sapevo qualcosa, sarei curiosa di sapere quanto c'è di vero e quanto di inventato.

Di vero c’è che Buffalo Bill girò il mondo con il proprio spettacolo, e che in parecchi luoghi nacquero per questo storie e “leggende” relative a figli che avrebbe lasciato sparsi qua e là. Anche dalle mie parti circolava un racconto simile, al quale mi sono in parte ispirato.

 

Domande di Daniele

Quando ti è venuta in mente per la prima volta l’espressione “Come gli indiani”?

Il mio nonno paterno aveva visto, nel 1906, lo spettacolo di Buffalo Bill, a Ravenna, e davvero nella Prima guerra mondiale, come mi raccontava, prima di uscire in missione si faceva sul viso, con il lucido da scarpe, i “segni di guerra”. Questo era entrato nei miei giochi infantili e aveva portato all’espressione “come gli indiani”.

Quando si è manifestata la tua vocazione di pestigrafo ?

Ho sempre avuto una grande passione per la storia non événementielle, ma sociale, per la storia della vita quotidiana, anche nei sui aspetti più drammatici. Per questo a livello anche saggistico ho scritto volumi sulla storia dei terremoti, del clima, delle epidemie eccetera, scegliendo di interessarmi principalmente di un ambito territoriale piuttosto circoscritto (la Romagna).

Oltre ai tuoi scritti quali altri leggi?

Ogni età della vita si è rivelata un po’ diversa dalle altre, in quando alle scelte di lettura. Oggi leggo principalmente saggistica: non so se dipenda da un cambiamento dei miei gusti e interessi, o dal fatto che non trovo più molta qualità nella letteratura contemporanea.

Tuoi rapporti con i Wu Ming?

Conosco personalmente i componenti del gruppo Wu Ming, ma non ho particolari rapporti con loro.

E con Lucarelli?

Carlo Lucarelli è prima di tutto un caro amico da circa trent’anni. Come scrittori, abbiamo fatto importanti tratti di strada insieme.

 

Domande di Laura

1 Quali sono le particolarità della terra di Romagna che La hanno spinta a trattarne sia in narrativa che in saggistica l’aspetto folclorico e gotico?

La particolarità principale è che è la terra in cui sono nato e sempre vissuto, e che quindi conosco meglio. Credo che il mio rapporto con la Romagna non abbia componenti diverse da quelle che ognuno contempla nel rapporto con la propria terra. Aggiungerne altre rischierebbe di portarmi nel campo emotivo degli stereotipi.

2 Trova ci siano differenze, per quanto riguarda mistero e folklore, tra Romagna collinare e pianura?

Le differenze ci sono, ma non così grandi, e dipendono dall’ambiente. È chiaro che nell’ambiente montano, meno densamente abitato e contemplante la presenza di luoghi impervi, grotte, boschi, eccetera può nascere un immaginario diverso, legato alla realtà fisica in cui si formano il pensiero, le esperienze, le difficoltà e la fantasia delle persone.

3 Secondo la Sua esperienza, riti e folklore sono ancora radicati e praticati ai nostri giorni?

In maniera molto minore e soprattutto con un approccio diverso, senza molta emozione, coinvolgimento reale, suggestione e “sacralità”. Il passaggio dalla cultura contadina a quella post-industriale e la diversa concezione che abbiamo del tempo, non più vissuto come ciclico ma come lineare, oltre che del “sacro” e del numinoso (ed ella vita in generale), ha privato quella ritualità dei sui contenuti più pregnanti.

 

Domande di Elena

1 Dalla conoscenza della storia delle epidemie possiamo avere qualche indicazione su come sarà il post-pandemia attuale?

L’ultima pandemia c’era stata circa un secolo fa, all’uscita della Prima guerra mondiale. Oggi viviamo in una società molto diversa, più globalizzata e complessa, per cui fare paragoni e trarre indicazione non è facile. Occorre però coltivare una piccola consapevolezza e speranza: storicamente, pur con tempi lunghi e difficoltà, superate le epidemie (che impongono grandi cambiamenti e riflessioni) si è a volte avviato un rinnovamento che è consistito anche in un “miglioramento”. Dalla terribile “peste nera” del 1348 e dalle sue frequenti riacutizzazioni che decimarono la popolazione italiana, nacquero immensi disastri ma anche, in fondo, la fine del Medioevo e i prodromi del Rinascimento.

2 Se potesse scegliere un periodo storico e un luogo dove vivere quale sceglierebbe?

Il Medioevo, ma a patto di essere un feudatario (scherzo, ovviamente…).

 



I libri di Eraldo baldini disponibili nella nostra biblioteca digitale li potete trovare al seguente link https://emilib.medialibrary.it/media/ricerca.aspx…
Al seguente link la lista delle opere disponibili presso le librerie Comunali https://bibliofe.unife.it/SebinaOpac/list/eraldo-baldini/421221804109
Questo il sito ufficiale dell'autore http://www.eraldobaldini.it/
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