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Biblioteca Ariostea

Investigatori di carta e inchiostro / MONTALE

CULTURA PARTECIPATA

Fabio Montale di Jean Claude Izzo

A cura di Maria Calabrese
 

Si aspettava questa domanda. Se l’era posta anche lui. Ma aveva accantonato l’idea. Fabio era uno sbirro. Significava mettere una croce sul loro passato, sulla loro amicizia. Eppure, avrebbe desiderato rivederlo, Fabio.
 
Fabio Montale compare così, nel prologo di Casino totale (1995), il primo noir della trilogia uscita dalla penna sapiente di Jean Claude Izzo (1945-2000) che lo vede protagonista, e chi parla è Pierre Ugolini, Ugo, tornato a Marsiglia dopo vent’anni per vendicare la morte di Manu… con lui e con Fabio erano stati amici inseparabili in gioventù, nei vicoli poveri del porto. Ma prima che riesca a rivedere Fabio, Ugo pure viene ucciso, per cui toccherà a Montale sostenere un’inchiesta durissima, contro tutto e contro tutti…
 
Quello che amo di Fabio Montale (che è poi di Jean Claude Izzo) è il rapporto con la città: Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma antico dove l’eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere. Così la descrive in Casino totale.
E poi i ricordi della sua famiglia, di origine italiana… La casa, l’avevo ereditata dai miei genitori. Era il loro unico bene. E io l’unico figlio. Il sabato, con tutta la famiglia, preparavamo grandi piatti di pasta con il sugo, uccelletti e polpette di carne cotti nella stessa salsa. L’odore di pomodoro, basilico, timo e alloro riempiva le stanze…
E la musica… i pasti finivano sempre con le canzoni, prima quelle di Marino Marini, di Renato Carosone, poi quelle del nostro paese. E per ultima, sempre ‘Santa Lucia’, cantata da mio padre… Anni dopo, quando i suoi non ci andavano più – troppo faticosa la salita per arrivarci – la casa era diventata la tana in cui Fabio, Ugo e Manu adolescenti portavano tutti i loro tesori. Libri, dischi. Inventavamo il mondo… Fu lì che ascoltammo Ray Charles per la prima volta… E dopo ancora… una sera ci ritrovammo a Les Goudes. Per i vent’anni di Ugo. Miles Davis suonava Rouge…



Fabio Montale è uno strano poliziotto, più educatore di strada nei quartieri difficili che sbirro. Quando ero sbarcato nelle cités, avevo avuto subito a che fare con i piccoli delinquenti, i tossici e i marginali. Quelli che escono dai ranghi e provocano. Mettono paura alla gente. Non solo a quella del centro, ma anche a quella delle periferie. I giovani delinquenti, adolescenti già progrediti nella criminalità… I marginali sono tipi tranquilli. Nessuna cazzata. Fedina penale pulita. Sono iscritti agli Istituti Professionali, ma non ci vanno, cosa che va bene a tutti: alleggerisce le classi e permette di ottenere professori in più. Trascorrono i pomeriggi alla Fnac o da Virgin. Fregano una sigaretta qui, cento franchi là. Fino a quando non iniziano a sognare di guidare una BMW, perché sono stufi di prendere l’autobus. O quando hanno “l’illuminazione” della roba. E si fissano… Poi ci sono tutti gli altri, che ho scoperto dopo. Una turba di ragazzini senza altra storia se non quella di essere nati lì… l’adolescenza, per loro, era come camminare su una corda tesa, con la differenza che avevano grandi probabilità di cadere. Dove? Era un terno al lotto. Nessuno lo sapeva. Delinquente, tossico, marginale. Prima o poi l’avrebbero saputo. Quando per me era sempre troppo presto, per loro era già tardi.

Questo è Fabio Montale: uno che, dopo alcune rapine fatte da ragazzo con gli amici dei vicoli, ha scelto la via della legge, ma ha occhi e cuore sensibili e attenti, racconta le sue inchieste, anche quelle da ex-poliziotto in Chourmo e Solea, gli altri due noir della trilogia, con ironia e sentimento al tempo stesso; è un lupo solitario dal cuore ferito, la sua umanità è forse anche esasperata (lui stesso dice di avere “i sentimenti a fior di pelle”), però mai ideologica. Si nutre dei dettagli della vita vera: gli amori, le amicizie, la musica, il pastis, il vino, il mare e il cielo di Marsiglia.
 
Mi piace farmi affiancare dalle parole con cui Massimo Carlotto, nella prefazione a Aglio, menta e basilico – Marsiglia, il noir e il Mediterraneo, raccolta di scritti e racconti inediti di Jean Claude Izzo, illustra Montale: figlio di immigrati e culturalmente integrato nel meticciato interetnico di Marsiglia, sceglie da che parte stare nella roccaforte del Fronte Nazionale. .

L’autore
Jean-Claude Izzo, è nato nel 1945 a Marsiglia, dove è morto di cancro ai polmoni nel 2000, a soli 55 anni. Figlio di Gennaro Izzo, immigrato italiano originario di Castel San Giorgio (Salerno), e di Isabelle, casalinga francese, figlia di immigrati spagnoli. Ha esercitato molti mestieri prima di conoscere un successo travolgente con la trilogia noir (Casino totale, Chourmo, Solea), con i romanzi Il sole dei morenti e Marinai perduti, la raccolta di racconti Vivere stanca e la raccolta di scritti inediti Aglio, menta e basilico, tutti pubblicati presso le Edizioni e/o.
Izzo ha avuto un'enorme influenza sulla successiva generazione di noirist italiani, tanto da poter essere considerato il padre del “noir mediterraneo” (Carlotto, Camilleri, Markaris e Montalbàn), un filone letterario, non un movimento nè un genere, che sprigiona odori e sapori della mediterraneità ad ogni cambio di pagina.
 

«Con i libri di Jean-Claude Izzo ogni volta succede la stessa cosa: c’è sempre un momento in cui non sappiamo perché stiamo piangendo. Izzo è innanzitutto questo: un’emozione fondamentale... un’insuperabile malinconia». Le Monde

 
Trasposizioni
Nel 2002 il principale canale televisivo francese TF1 ha trasmesso “Fabio Montale”, una mini serie di tre film con la regia di José Pinheiro. L’adattamento ha dato origine a molte critiche, soprattutto per il fatto che fu scelto un attore come Alain Delon, le cui idee e la cui personalità erano troppo distanti da uno sbirro timido e anarchico come Montale. 
 

Nella vita non dobbiamo accettare niente che sia contro la nostra felicità. (da Vivere stanca)



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