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Biblioteca Aldo Luppi

Libri e Bar

18 Maggio 2020.
Piccoli passi di ritorno alla normalità: riaprono i bar. 
Luoghi di interazione sociale al tempo del distanziamento sociale. 

Una panoramica di libri e una piccola bibliografia per celebrare questi luoghi, con i loro gestori e i loro avventori.

Parlando di libri e bar non si può non partire da Bar sport di Stefano Benni. Scritto ormai 44 anni fa. 
Chi i bar di provincia li frequenta e li ama vi riconosce tutti gli avventori e i personaggi tipici, rimasti immutati negli anni, pasta compresa: l'immortale Luisona.

Raccontati da Pupi Avati, negli Amici del Bar Margherita,  e da Malvaldi (nella serie di romanzi i Delitti del BarLume) sono i luoghi franchi dove ogni personaggio trova lo spazio per esprimersi, libero dalla quotidianità del proprio lavoro o del proprio non lavoro, delle  incombenze domestiche e dei difficili rapporti familiari.

Moltissimi sono gli scrittori e bevitori, che trovano ispirazione nel bere e nei locali.

Incroci di vita, luoghi di umanità e perdizione sono i bar di Bukowski, il suo alter ego Henry Chinaski li descrive così in dettaglio da aver ispirato la nascita di bar intitolati alla narrativa di Bukoswski: ne sono esempio il Barkowski di Los Angeles; il Post Office, whisky bar di New York e la Bukowsky Tavern di Cambridge.

Dai cortili di Oak Park fino alle botteghe nei vicoli lerci di Cuba. Tra i bar milanesi frequentati da conti e infermiere, nei diner canadesi, nelle Caves della rive gauche affacciate sulla Senna, seduto a bere al bancone c’è sempre Ernest Hemingway. La vita dell’uomo, prima che dello scrittore, si può leggere tracciando una rotta che lega insieme i bar, i drink e i bicchieri che l’americano ha trangugiato con avidità per l’intero corso della sua vita.
“Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti.” 
Questa frase, tratta dal romanzo del 1940 Per chi suona la campana, è una delle più famose mai scritte da Ernest Hemingway.
Dai suoi romanzi possiamo quasi trarre una guida ai cocktail serviti in locali famosi e tipici:
il Mojito della Bodeguita del Medio, bar ristorante de L’Avana (Cuba), storicamente frequentato da personaggi del calibro di Salvador Allende e Pablo Neruda.
Per il Daiquiri invece si spostava al El Florita, sempre a l'Avana Vecchia: “My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita”.
Il Montgomery, anche chiamato Hemingway Martini, è una variante del Martini Cocktail molto più secca, inventata dallo scrittore stesso presso l’Harris Bar, storico locale di Venezia in cui durante l’inverno tra il 1949 e il 1950 divenne cliente fisso al punto da avere un tavolo personale sempre riservato. 

Autore di Colazione da Tiffany , Capote beveva fin dal mattino – molte interviste lo testimoniano – e considerava la sua professione come “un lungo intervallo fra un drink e l’altro”. Il suo prediletto era lo Screwdriver, a base di vodka e succo di arancia, che lui familiarmente chiamava “la mia bibita arancione”.

Roddy Doyle, bravissimo scrittore irlandese, con la sua trilogia di Barrytown ci porta nei pub di Dublino, dove i personaggi intrecciano le loro vite, tra disperazione e speranza.

Molto diversi sono i caffè parigini, spesso ambientazione di storie d'amore o di perdizione di artisti "maledetti".

Nel caffè della gioventù perduta, romanzo dello scrittore francese Patrick Modiano, Premio Nobel per la letteratura 2014, ci troviamo in un piccolo caffè del quartiere latino di Parigi.
Ogni sera erano soliti ritrovarsi per caso, per noia o per abitudine, giovani studenti, aspiranti scrittori e misteriosi avventori accomunati dal sospetto di un passato indicibile o dallo stesso sghembo destino. Ogni giorno uno di loro annotava su un quaderno i nomi e i soprannomi di tutti quelli che passavano di li, scrivendo a fianco anche la data, l'ora e il tempo che ciascuno restava nel locale. 

A volte luoghi immaginari di formazione come nel Bar celestiale di Tom Younghol a volte scenario di un giallo come Morte al pub di Ngaio Marsh.

Elogiato da Goliarda Sapienza: il suo rito quotidiano irrinunciabile, che racchiude un momento di ristoro e di pacificazione dei sensi e occasione di studio degli individui e dei caratteri.

Sopravviveranno, i bar, i caffè e le osterie, anche se per un po' di tempo saranno diversi da come li abbiamo conosciuti.
Mi chiedo se tra qualche tempo uscirà un romanzo ambientato in un caffè al tempo del Coronavirus. 
Mi chiedo se sarà un giallo o un romanzo rosa, con le espressioni del viso indovinate dai soli sguardi, al di sopra di una mascherina abbassata un attimo per il caffè, la birra o il bloody mary e subito pudicamente rimessa, a nasconderci parte delle emozioni; a costringerci a trovare altri modi per indovinare cosa accade nei nostri simili.
 
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