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Biblioteca Aldo Luppi

Onomatopea

La parola Onomatopea deriva dal greco e significa "creazione di nome" ed è quel fenomeno che si produce quando i suoni di una parola descrivono o suggeriscono acusticamente l'oggetto o l'azione che significano.
Si distinguono onomatopee primarie e onomatopee secondarie.

Le prime sono parole che hanno la funzione di evocare l'impressione di un suono e non sono portatrici di un significato; sono così onomatopee del genere quelle che imitano il verso di un animale, come muuuu o miaoooo, oppure particolari suoni umani come brrr o etciù, ma anche rumori tipici di oggetti o di azioni, come il perepepé della trombetta o il bum della deflagrazione.
Deriverebbero poi solitamente da queste, o indirettamente attraverso un processo onomatopeico, delle onomatopee secondarie, o "artificiali", che sono invece parole portatrici di un particolare significato, come è il caso di termini che indicano il manifestarsi di un suono: miagolare, abbaiare, ronzare, fruscio, ticchettio, trambusto, rimbombare ecc.

Per il loro valore evocativo le onomatopee hanno particolare rilievo nella poesia

Emblematica La pioggia nel pineto di Gabriele d'Annunzio, in cui le onomatopee si uniscono al ritmo per creare uno speciale effetto estetico; 
ricche di onomatopee le opere di Giovanni Pascoli, per esempio i seguenti due versi tratti dalla poesia Valentino: "e le galline cantavano, Un cocco! / ecco ecco un cocco un cocco per te!".

A proposito dell'uso delle onomatopee il poeta Filippo Tommaso Marinetti  (fondatore del movimento Futurista) scriveva nel 1914:
«Il nostro amore crescente per la materia, la volontà di penetrarla e di conoscere le sue vibrazioni, la simpatia fisica che ci lega ai motori, ci spingono all'uso dell'onomatopea. Il rumore, essendo il risultato dello strofinamento o dell'urto di solidi, liquidi o gas in velocità, l'onomatopea, che riproduce il rumore, è necessariamente uno degli elementi più dinamici della poesia. Come tale l'onomatopea può sostituire il verbo all'infinito, specialmente se viene opposta ad una o più altre onomatopee. (Es.: l'onomatopea tatatata delle mitragliatrici, opposta all'urrrrraaaah dei Turchi, nel finale del capitolo "PONTE", del mio ZANG TUMB TUMB)»
Zang Tumb Tumb è un’opera del poeta Filippo Tommaso Marinetti. 
Il testo si ispira all’assedio di Adrianopoli durante la guerra bulgaro-turca ma è composto da parole in libertà, eliminando articoli, avverbi e congiunzioni.
Il testo completo e la versione registrata dallo stesso Marinetti:
http://parliamoitaliano.altervista.org/zang-tumb-tumb/

 
Anche la grafica era importantissima per Marinetti: dare alla parola la forma più adatta ad esprimerla.

Ti ricorda qualche stile grafico attuale utilizzato nei libri? Ti aiuto con una pagina scritta in inglese ma dovresti riconoscerne lo stile.

 

Anche Aldo Palazzeschi utilizza trascrizioni foniche ne La fontana malata:

«Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;»

 

Le onomatopee sono numerosissime nel fumetto,

e vengono inserite allo scopo di aumentare la partecipazione del lettore e nel quale vengono usati spesso termini provenienti dalla lingua inglese come crash o gulp che ritornano ad avere il ruolo di suoni.
Di solito sono scritte con particolari caratteri grafici che danno l'idea della velocità e dell'intensità con cui vanno pronunciate. Per questo sono dette segni "fonosimbolici".

Nuove onomatopee.

Una parola onomatopeica nasce dal rumore che si registra con un'azione. Se le azioni sono nuove si possono avere nuove onopatopee.
La frase "leggere con un click" si riferisce al suono del tasto del mouse quando viene premuto per seguire un collegamento sul pc che apre un ebook. Con l'avvento degli smartphone e dei tablet touch screen il click del mouse è stato sostituito dall'azione del dito sullo schermo. In questo caso si dice  tap. Quindi nel caso di applicazioni per tablet o smartphone sarebbe più corretto dire "leggere con un tap".

 

Prima della lingua.

 
Sono numerose le ipotesi sull'origine della lingua e continuano ad evolversi: per esempio è di recente pubblicazione un articolo scientifico sullo studio dell'apparato uditivo dell'uomo di Neanderthal che porterebbe ad ipotizzare che anche questa specie di Homo avesse un linguaggio molto articolato (probabilmente più ricco in consonanti che in vocali).
Tutte le ipotesi concordano su  un lungo stadio di pre-lingua, tra le forme di comunicazione dei primati superiori e la lingua umana completamente sviluppata.
Per molte teorie l'onomatopea, ovvero, il nome dato ad oggetti, azioni e animali derivandolo dal suono che fanno è uno dei meccanismi base utilizzato per sviluppare la pre-lingua.

Al posto della lingua

 
L'utilizzo di parole che evocano immediatamente i suoni prodotti da cose o azioni non solo ha l'effetto di muovere emozioni ma spesso ha la proprietà di essere comprensibile a prescindere dal fatto che chi parla e ascolta parlino la stessa lingua. 

Questa valenza è stata esaltata per esempio da Fortunato Deplero (pittore, scultore, designer, illustratore e scenografo) con l'invenzione dell'onomalingua.
Fortunato Depero scrive nel 1916: “Verbalizzazione astratta, è derivata dalla onomatopea, dal rumorismo, dalla brutalità delle parole in libertà futuriste. È il linguaggio delle forze naturali: vento-pioggia-mare-fiume-ruscello ecc. e degli esseri artificiali rumoreggianti creati dagli uomini: biciclette, tram, treni, automobili e tutte le macchine, è l’assieme delle emozioni e delle sensazioni espresse con il linguaggio più rudimentale e più efficace… Nei monologhi dei clowns e dei comici di varietà vi sono tipici accenni all’onomalingua… con l’onomalingua si può parlare e intendersi efficacemente con gli elementi dell’universo, con gli animali e con le macchine. L’onomalingua è un linguaggio poetico di comprensione universale per il quale non sono necessari traduttori”

Moltissimi sono gli esempi di lingue inventate che utilizzano i suoni per essere comprensibili nel teatro, cinema e cartoni animati.

Il grammelot o gramelot

è uno strumento recitativo che assembla suoni, onomatopee, parole e foni privi di significato in un discorso. Probabilmente deriva dal francese grommeler (borbottare)

Gli attori utilizzavano e utilizzano il grammelot con il fine di farsi comprendere anche senza saper articolare frasi di senso compiuto in una lingua straniera, oppure per mettere in parodia parlate o personaggi stranieri; perciò questo linguaggio ricorda un po' quello utilizzato dai bambini. Ciò che ne risulta è una recitazione fortemente espressiva. Il linguaggio usato acquisisce inoltre un surplus di espressività musicale, in grado di comunicare emozioni e suggestioni.

Pare che fosse utilizzato da giullari, attori itineranti e compagnie di comici della commedia dell'arte. Questi artisti pare recitassero usando intrecci di lingue e dialetti diversi miste a parole inventate, affidando alla gestualità e alla mimica quel tessuto connettivo che rendeva la comunicazione possibile a prescindere dalla lingua parlata dall'uditorio.

 
Nel campo pubblicitario un esempio celebre del grammelot è quello fatto da Carlo Bonomi nel dare la voce al cartone animato de La Linea, all'interno del Carosello de Lagostina.

 

Un altro esempio, nei cartoni animati è Pingu, serie animata svizzera creata da Otmar Gutmann. 
Una delle ragioni del successo internazionale di Pingu  è la mancanza di qualsiasi dialogo verbale comprensibile. Tutte le battute dei personaggi sono infatti in un fantomatico linguaggio dei pinguini (pinguinese), un grammelot incomprensibile ideato dal creatore Gutmann, interpretato nei primi 104 episodi dal doppiatore Carlo Bonomi. 
Anche il linguaggio dei Minions è un divertente grammelot di italiano, spagnolo, inglese, russo, francese e coreano. 
Tale linguaggio è privo di ogni significato, potendo ipotizzare solo cosa i personaggi dicano nei dialoghi attraverso lo scorrimento delle immagini. 
Ciò agevola lo sviluppo delle capacità intellettive dei più piccoli e li proietta verso una comprensione che si basa esclusivamente sull'intuito. Inoltre tale fatto rende il format molto economico da distribuire, in quanto non necessita di doppiaggi (è possibile capire che i versi sono identici nei paesi in tutto il mondo). 

Il brusio della folla nel Cinema. Walla e rabarbaro. 

La parola walla è stata creata ai tempi della vecchia radio, quando avevano bisogno del suono di una folla in sottofondo. Si era scoperto che se molte persone ripetevano semplicemente "walla, walla, walla, walla" sembrava che le persone parlassero. Il pubblico sentiva effettivamente le parole, ma era sufficiente per imitare il chiacchiericcio indistinto della folla.
Walla è chiamato rabarbaro nel Regno Unito, dove gli attori dicono "rabarbaro", come lo dicono in Italia e in gran parte dell'Europa. In Giappone dicono invece  gaya. Altre frasi utilizzate sono "piselli e carote", "melone melone" e "natter natter" (a cui la risposta è "grommish grommish"). 
Provate in classe a creare l'effetto di brusìo ripetendo queste parole. Quale funziona meglio? 

*Oggi spesso si usano parole vere e conversazioni reali. Le comparse vengono preparate e informate del periodo e del luogo del film e hanno studiato il gergo e la geografia locale in modo che il dialogo di fondo sia autentico, tanto che in genere viene doppiato anche il brusìo di sottofondo.

Proposta di laboratorio 

Nel libro Esercizi di stile  di Queneau, lo scrittore ha collezionato 99 racconti della stessa storia, rivisitata ogni volta in uno stile differente. 
Tra questi 99 stili c'è anche quello della onomatopea.
La trama è semplice e banale: verso mezzogiorno, su un autobus affollato, un uomo si lamenta con chi lo spinge di continuo e, non appena trovato un posto libero, lo occupa. Il narratore, due ore dopo, lo rivede da un'altra parte con un amico, che gli dice di far mettere un bottone sulla sciancratura del soprabito.

Ecco la versione del racconto con Onomatopee

A boarrrdo di un auto (bit bit, pot pot!) bus, bussante, sussultante e sgangherato della linea S, tra strusci e strisci,
brusii, borbottii, borrrborigmi e pissi pissi bao bao, era quasi mezzodin-dong-ding-dong, ed eccoco, cocoricò un
galletto col paltò (un Apollo col capello a palla di pollo) che frrr! piroetta come un vvortice vverso un tizio e rauco
ringhia abbaiando e sputacchiando «grr grr, arf arf, harffinito di farmi ping pong?!»
Poi guizza e sguazza (plaffete) su di un sedile e sooossspiiira rilasssato.
Al rintocco e allo scampanar della sera, ecco-co cocoricò il galletto che (bang!) s’imbatte in un tale balbettante che farfuglia del botton del paletò.
Toh! Brrrr, che brrrividi!!!

Nel gioco a squadre viene affidata a ogni squadra una breve trama da tradurre in una  sceneggiatura utilizzando il numero maggiore di onomatopee e da mettere in scena. 
Le sceneggiature prodotte, con le onomatopee sottolineate, vengono affisse alla lavagna.
Dopo aver assistito alle rappresentazioni i partecipanti vengono invitati uno ad uno a valutare quale siano onomatopee che hanno trovato più indovinate mettendo una croce vicino alla parola. 

Le parole più votate vengono riutilizzate per scrivere coralmente una nuova sceneggiatura, che raccolga le migliori idee da tutte le opere prodotte.
Pagina aggiornata il 29-03-2021 da Biblioteca Luppi - Pagina visualizzata 599 volte