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Biblioteca Aldo Luppi

SarÓ vero?

  
Mai come in questo periodo è importante sapere distinguere le notizie vere da tutto quello che circola in rete e che alimenta false credenze. 

Alcune informazioni non corrette provengono da una semplificazione di argomenti che appaiono complicati.

Un esempio lampante sono alcuni fraintendimenti sulla teoria dell'evoluzione.

 

La marcia del progresso.
Questa immagine, nota come La marcia del progresso, è molto famosa: la vediamo in ogni sorta di siti, persino di istituzioni scientifiche, ed è approdata anche sul francobollo delle poste italiane dedicato al bicentenario darwiniano del 2009. 
Eppure l’evoluzione non potrebbe essere più diversa di così. Lasciando da parte lo spinoso problema di quale sia il modo migliore di rappresentare una versione generalizzata del processo evolutivo (un albero? Ma che cresce in quale direzione? E perché?), la marcia del progresso suggerisce un processo continuo di antenato in antenato fino ad arrivare a Homo sapiens, completamente eretto e pronto a prendere possesso del mondo. Si presenta quindi l’evoluzione come finalistica e lineare, quando invece la storia della famiglia umana non potrebbe essere più intricata ed è solo un effetto della contingenza che ai giorni nostri sia presente solo una specie del genere 
Homo, la nostra. La marcia del progresso è apparsa per la prima volta in un libro di testo del 1965, scritto dall’antropologo Francis Clark Howell e illustrato dal disegnatore Rudolph Zallinger. L’immagine non era stata pensata con quel significato, e il testo allegato era chiaro: alcuni degli ominidi nella serie già allora non erano considerati antenati dell’uomo, ma i memi molto spesso non seguono il destino programmato dai creatori e questa immagine, col suo bagaglio diseducativo e fuorviante, è diventata virale.

 
L'uomo discende dalla scimmia.
L’uomo non discende dalle scimmie attuali, né viceversa. Scimmie e uomo hanno invece un antenato in comune. Nel caso degli scimpanzè (Pan troglodytes) e bonobo (Pan paniscus), con i quali condividiamo buona parte delle sequenze genomiche, l’antenato più recente in comune con noi è vissuto, secondo le attuali stime, tra i 4 e gli 8 milioni di anni fa. 

Questo era senz’altro diverso sia dagli scimpanzè sia dall’uomo, e lo potremmo pure chiamare “scimmia” se non fosse che nel linguaggio comune con questa parola ci si riferisce implicitamente a una specie attuale. A qualcuno non piacerà, ma la realtà è che l’uomo non deriva dalla scimmia perché, più correttamente, l’uomo è una scimmia.

L’evoluzione è la sopravvivenza del più forte

Non è vero che nell’evoluzione sopravvive il più forte, e nemmeno il più adatto. L’espressione survival of the fittest, coniata da Herbert Spencer e fatta propria anche da Darwin voleva essere una frase ad effetto per riassumere il processo di adattamento per selezione naturale, ma oggi purtroppo è usata per definire l’evoluzione nella sua totalità, che invece comprende diverse altre forze in gioco. Inoltre, anche limitandosi alla selezione naturale, bisogna specificare che la mera sopravvivenza da sola non basta: ciò che conta è la quantità e la qualità della discendenza. Quando i biologi parlano di fitness si riferiscono infatti alla probabilità, calcolata matematicamente, che ha un certo genotipo (l'insieme dei corredo dei geni di un individuo) di sopravvivere e riprodursi in una popolazione.



Citazioni false di Darwin  
 
Darwin questa cosa non l’ha mai detta. Come ha spiegato nel 2012 la giornalista scientifica Silvia Bencivelli, non si tratta solo di una frase mai pronunciata o scritta dal naturalista, ma forse non ci si sarebbe nemmeno riconosciuto. Il linguaggio usato  può infatti suggerire che la volontà faccia parte del processo evolutivo, cosa che, ovviamento non è possibile. E forse non è un caso che la citazione sia in realtà di professore di management, Leon C. Megginson, che nel 1963 la utilizzò per descrivere la sua interpretazione del pensiero darwiniano.

Per approfondire:

L'albero intricato : una nuova e radicale storia della vita di David Quammen -  2020


Sapiens di Yuval Noah Harari - 2020 La storia dell'umanità a fumetti


A volte però certe notizie false sono diffuse con un vero intento criminale.

Vaccini e autismo, una delle bufale mediche dagli effetti più devastanti degli ultimi anni.

Ad instillare il terrore in milioni di genitori fu il ricercatore inglese, Andrew Wakefield, che annunciò di aver scoperto un legame tra i vaccini e lo sviluppo dell’autismo nei bambini. Una “rivelazione” che ha scatenato il panico in molte famiglie e indotto tanti a non vaccinare i propri figli esponendoli così a pericolosissime malattie. Ma la scoperta era solo una bufala: una truffa ideata da Wakefield per speculare sulle paure del prossimo e vendere terapie alternative.

Nel 1998 il medico britannico Andrew Wakefield pubblicò, sull’autorevole rivista Lancet, un articolo che “dimostrava” un legame tra il vaccino trivalente (morbillo, parotite e rosolia) e l’autismo. Ora, a più di dodici anni di distanza, arriva il verdetto della comunità scientifica: quello studio non fu altro che una frode consapevole e deliberata. 

Il giornalista Brian Deer ha ricostruito tutta la storia in un articolo pubblicato sul British Medical Journal, andando a verificare le basi dello studio: ne è uscito un intrico di truffe, informazioni volutamente alterate, dati falsi e comportamenti spregiudicati.

Lo studio del 1998 era stato già ritirato da Lancet, poi nel maggio 2010 il suo autore era stato espulso dall’ordine dei medici britannico.

Nel frattempo altri scienziati provarono a replicare i risultati dello studio pubblicato su Lancet: non solo non vi riuscirono, ma ebbero anzi l’evidenza del contrario; non sembrava esserci proprio nessun legame tra vaccini e autismo. Un assistente di laboratorio che stava collaborando ad un’altra ricerca di Wakefield (sulla relazione tra il virus del morbillo, contenuto anche nel vaccino, e i disturbi del comportamento) dichiarò che Wakefield “barava”, alterando i dati in suo possesso, e fece rimuovere il suo nome dallo studio.

A poco a poco divenne evidente che Wakefield poteva aver modificato anche i dati dell’articolo sulla relazione vaccini-autismo, e 10 dei 12 coautori della ricerca si dissociarono dalle sue conclusioni. La rivista Lancet ritirò lo studio e Wakefield fu indagato dalla giustizia britannica per frode sanitaria.

Ma le sorprese non erano finite: saltò fuori che Wakefield aveva anche brevettato un sistema per la produzione dei tre vaccini separati, e che il suo consiglio di non ricorrere al vaccino trivalente non era del tutto disinteressato. Inoltre lo studio pubblicato su Lancet era stato fatto senza un campione di controllo, con strumentazioni inadatte, e in certi casi alterando volutamente i dati: la maggior parte dei bambini dello studio avevano in realtà sviluppato i sintomi dell’autismo prima di effettuare le vaccinazioni.

Per approfondire:
Vaccini : mai così temuti, mai così attesi di Roberta Villa - 2021 

Chi ha paura dei vaccini? di Andrea Grignolio - 2016 

Strumenti per non farsi ingannare.


Letture:
Il mondo sottosopra : stiamo precipitando in un mondo dove la verità è solo un punto di vista in mezzo a tanti? Massimo Polidoro -  2019

Fake news : vivere e sopravvivere in un mondo post-verità di Giuseppe Riva 


Online si trovano diversi siti di Fact checking ovvero che verificano la veridicità di informazioni e fotografie: ecco una lista proposta dall'autorità per le garanzie nella comunicazioni: https://www.agcom.it/siti-di-fact-checking

Sono disponibili alcuni decaloghi per dubitare di una notizia o di un'immagine.
Ne segnalo due:
Il kit anti-bufala di Michael Shermer: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=273999
Fake news, 10 trucchi per riconoscerle (ed evitarle) di Altroconsumo https://www.altroconsumo.it/hi-tech/internet-telefono/consigli/riconoscere-bufale-online

Video: Nella puntata di Superquark del 01/09/2020 Piero Angela intervista Massimo Polidoro sulla psicologia delle bufale. Come si distinguono le fonti attendibili da quelle che non lo sono, per difendersi dalle fake news?
https://www.youtube.com/watch?v=E3KF3mCXAF0

Esiste anche un Museo delle Bufale http://hoaxes.org/ dal quale sono tratte le immagini del gioco Vero o falso?

Pagina aggiornata il 19-04-2021 da Biblioteca Luppi - Pagina visualizzata 234 volte