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Il fascino dell'antica strega (Purg. XIX)

martedì 14 dicembre 2021 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Gardenio Granata

L’esperienza onirica dell’ “agens”, nella quale assume una dimensione drammatica la suadente attrazione del peccato – “la femmina balba-serena” – smascherata nella sua turpe oscenità dall’intervento della “donna santa”. La “femmina balba” è una plastica allegoria di tre peccati (avarizia, gola, lussuria) dovuti allo smodato amore verso i beni terreni. La “femmina” è simbolo di una realtà umana distorta e mutilata: la balbuzie è manifestazione sensibile di un’ambiguità interiore, del nascondimento malizioso dell’errore; l’infermità visiva, che non è cecità profetica, allude all’impotenza di scorgere il vero, e quindi è indizio di falsità; le altre menomazioni accentuano una fisionomia mostruosa e degradata, sinistramente smorta. Lo sguardo di Dante rinvigorisce le fredde membra e si sciolgono d’ogni spaventosa bruttura per assumere sembianze allettanti. L’episodio della “femmina balba” indica come il controllo razionale possa facilmente venir meno di fronte alla tentazione e quanto la dottrina di Virgilio sia limitata e fragile, qualora non venga sorretta dall’aiuto trascendente della grazia. Ella dice di aver sviato Ulisse dal suo cammino, cioè dal ritorno in patria, mediante l’incantesimo della voce, il fascino allettante delle sue promesse, le quali tanto appagano chi se ne fa schiavo che raramente può poi liberarsene. Ma cosa promette la sirena ad Ulisse? La conoscenza delle cose del mondo! Non si tratta, dunque, semplicemente del piacere sessuale, ma di un’attrazione più vasta e sottile che coinvolge la prostituzione dell’intelligenza, perché la voluttà smaniosa di sapere è già trasgressione etica, “curiositas” e “scientia mundi” fatalmente devianti. Ora Dante nel sogno viene a trovarsi nella stessa situazione di Ulisse, subisce il fascino di quella sirena non solo sessuale ma anche intellettuale. Le sirene sono i falsi beni terreni che sviano l’uomo dal suo cammino, dal ritorno nella vera patria celeste. La femmina “balba” è l’esatta antitesi della donna beata e bella che parla “soave” e “piana” e con “angelica voce”. Il suo sarà un intervento soprannaturale.  Solo la donna santa può “confondere” la sirena e indurre la guida a strapparle di dosso i drappi, mostrando dietro l’apparenza sontuosa l’orrore repulsivo del ventre.
Per il ciclo “DANTE 700”, in collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi 

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